martedì 31 gennaio 2017

I limiti dei remineralizzatori in linea, i nostri dubbi

I reminerlizzatori nascono come esigenza dove il trattamento dell'acqua destinata al consumo umano è drastico, ossia a valle dell'impianto il residuo fisso è molto basso o praticamente nullo.

Aggiungere sali all'acqua destinata al consumo umano non è così banale come potrebbe sembrare.

Non tutti i sali hanno la stessa solubilità, ossia capacità di scioglersi nell'acqua. Non tutti i sali hanno la stessa velocità di soluzione.  Inoltre alcune sostanze possono inibire (impedire) la soluzione di questo o quell'altro sale.

Le tecniche per aggiungere sali all'acqua possono essere diverse.

1) utilizzare un pompa dosatrice che aggiunge all'acqua fluente una soluzione predefinita prelevandola  da un serbatoio con concentrazione elevata

2) utilizzare un venturi che preleva da una soluzione a concentrazione elevata una quota al passaggio

3) utilizzare il passaggio dell'acqua su un letto di minerali ricco di sostanze da cedere all'acqua stessa

Per la scelta o meno del tipo di soluzione devono essere tenuto in conto parecchi aspetti:
  • il grado di precisione nella concentrazione di sali voluta
  • la costanza  nel tempo della concentrazione salina
  • il costo dell'apparecchiatura
  • i rischi  di inquinamento batterico.
Sicuramente il primo sistema, quello con la pompa dosatrice (spesso peristaltica)  è il migliore. Garantisce una precisa quantità di sali disciolti nell'acqua, non risente di variazioni di velocità di flusso,  non è soggetto a contaminazione esterna

Il secondo sistema che utilizza un sistema venturi è influenzato da fattori legati ad  un possibile regime transitorio della portata e quindi la composizione dell'acqua arricchita di sali non è detto che sia costante.

I nostri dubbi sulle cartucce dei remineralizzazione in line



Remineralizzatore
Il terzo sistema, la cartuccia reminerlaizzatrice è il più impreciso e rischioso.  La cessione dei sali all'acqua avviene al passaggio, ed è  influenzato da tanti fattori.  Tempo di contatto, temperatura, pH, sostanze disciolte. Oltre a ciò il rischio di contaminazione con l'esterno è assai elevato.  Le cartucce in line  di remineralizzazione, hanno senso se  utilizzate su impianti ad osmosi con accumulo, mentre  sono del tutto sconsigliate su impianti a produzione diretta.

Ipotizziamo un impianto ad osmosi inversa a produzione diretta, che sta fermo tutta la notte. L'acqua al suo interno si arricchirà di sali in maniera decisamente superiore all'acqua che transita con un tempo di contatto limitato a qualche decina  di secondi. La quantità di sali ceduta all'acqua è quindi fortemente  influenzata dal  fattore tempo di contatto.
L'acqua prodotta  da un impianto ad osmosi inversa può avere il pH più o meno basso, in funzione dell'acqua di partenza.  Se nell'acqua a monte dell'impianto vi è parecchia  CO2 sotto forma di acido carbonico è normale che il pH sia basso - anche sotto il 5 -.  Anche in questo caso il rilascio dei sali è quindi legato alle diverse situazioni e non si riesce a governare.

 Il problema  della carica batterica

 A ciò va aggiunto che l'acqua che rimane ferma all'interno del filtro in linea remineralizzatore è priva di qualsiasi protezione contro l'eventuale sviluppo di carica batterica. Se la cartuccia non ha un riempimento omogeneo,  o non è completo  si possono formare  come nei filtri GAC  delle zone di morta dove l'acqua ristagna con  i problemi ben noti.
Abbiamo visto cartucce di remineralizzazione con sfere di ceramica ricche di sali d'argento, ma la nostra esperienza su questo tipo di soluzione antibatterica, ci lascia perplessi

La cartuccia reminealizzazione in linea è nata ed ha senso negli impianti ad osmosi  con accumulo perché l'eventuale effetto del regime transitorio, ossia di fermo macchine che genera  acqua più ricca di sali viene mitigato e compesato dal serbatoio di accumulo  che rende omogeneo il tenore salino.  Il rischio di carica batterica viene annullato dalla presenza  del debatterizzatore UV  che garantisce la sterilità dell'acqua in uscita

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Nel primo caso si mette un by pass con valvola micrometrica e valvola di non ritorno per la miscelazione, ...che poi non sia precisa per ovvi motivi di temperatura , tempo di contatto , ecc
e comunque in tutti i casi mettere sempre una lampada a raggi uvc sia con accumulo che a produzione diretta.
Concludendo, sono contrario a questo genere di filtri....però se c'è la domanda si vendono lo stesso.

gwsonline ha detto...

concordo