giovedì 28 aprile 2016

Filtrazione acqua con luce UV e biossido di titanio

La fotodegradazione a mezzo del biossido di Titanio in presenza di luce UV è un'ipotesi su cui il mondo scientifico da anni lavora per trovare una applicazione nel campo del trattamento dell'acqua potabile.

L'ossido di Titanio si presenta in diverse forme allotropiche - ossia stesso materiale ma con forme diverse - le più comuni sono il Rutilo, l'Anatase e la Brookite.
L'ossido di Titanio, Ti02, irradiato da luce visibile e UV ha la capacità di ossidare o ridurre i composti organici presenti sulla sua uperficie fino alla mineralizzazione degli elementi.

Il principio fisico della fotodegradazione è legato alla formazione di una coppia elettrone-lacuna generata da una eccitazione da parte di una sorgente luminosa. Questa coppia ha un tempo di vita estremamente limitato ed agisce sia ossidando che riducendo i composti presenti sulla superficie del catalizzatore. L'ossidoriduzione ha la capacità di mineralizzare inquinanti aromatici, composti azotati, alcoli, rendere innocui anche ioni di metalli persanti come Piombo, Cromo (anche l'esavalente).

Se il principio fisico è noto e conosciuto, il limite della sua applicazione è legato alla necessità del contatto tra la sostanza da rimuovere e il fotocatalizzatore, ossia la superficie del biossido di titanio.

Lo studio oggi è concentrato su come realizzare questa superficie e come rimuovere dalla superficie i prodotti dopo la reazione di fotocatalisi.

Il Biossido di Titanio è un materiale poco costoso e atossico (nelle concentrazioni dovute). La ricerca si indirizza principamente verso il settore delle nanotecnologie, con lo scopo di aumentare il più possibile la superficie specifica.

Al momento applicazioni disponibili sul mercato per il trattamento dell'acqua potabile non ne esistono, vediamo il prossimo futuro cosa ci riserva.

Nessun commento: