lunedì 20 ottobre 2014

L'utilizzo di filtri con ioni d'argento nel trattamento dell'acqua potabile

Efficacia ed utilità dei filtri argentizzati

L'efficacia dell'argento come antibatterico è nota si dai tempi antichi. Presso alcuni popoli vi era la consuetudine di inserire monte d'argento nelle vasche di acqua stagnante per garantirne la potabilità nel tempo.

 In epoca moderna sono state dimostrate le capacità dello ione argento nell'impedire la duplicazione delle cellule dei batteri. Lo ione Argento Ag+ interagisce con gli acidi nucleici DNA, RNA e agli enzimi respiratori bloccando i meccanismi di scissione, duplicazione e accrescimento cellulare.
Le monete metalliche d'argento non avevano quindi il potere di ridurre la carica batterica, ma la capacità di rilasciare in soluzione ioni d'argento che a loro volta agivano come batteriostatici. L'azione batteriostatica cessa quando vieni rimosso lo ione argento, lo sviluppo cellulare riprende quindi il suo corso in quanto non si è verificata la morte cellulare né tantomeno la lisi ossia la distruzione della membrana cellulare.

Nel campo del trattamento dell'acqua potabile l'utilizzo dello ione argento trova sempre maggior impiego. Le cartucce filtranti vengono drogate con sali d'argento per evitare che al loro interno si sviluppi una carica batterica.  A dirlo sembra facile ma parecchi sono i problemi tecnici di realizzazione. 
Everpure 4DC con Ioni d'Argento

Il rilascio degli ioni Argento deve essere costate e graduale nel tempo per tutta la vita del filtro. La concentrazione degli ioni argento per essere efficace (MIC = minima concentrazione inibente) deve raggiungere una soglia e mantenerla nel tempo. Il valore di questa concentrazione dipende dal tipo di filtro e dal tipo di acqua in questione.   Nel recente passato parecchie sono state le polemiche sulle caraffe filtranti, uno degli argomenti del fronte dei detrattori era legato al forte rilascio di ione argento in fase di attivazione, (in alcuni casi si superava lo 0,1 mg/l).

L’utilizzo della tecnica di impregnare le sostanze di ioni d’argento non si limita ai soli sistemi di filtrazione dell’acqua potabile. Molto esteso è il suo impiego ad esempio per i materiali di confezionamento degli alimenti, vestiti e altro ancora. Questo utilizzo massiccio, ha portato l’attenzione sul tema, in quanto l’esposizione complessiva a questo elemento, un tempo assai debole e quindi poco influente, oggi può portare criticità in elementi ipersensibili

La normativa di riferimento

Il Dl 31/2001 non stabilisce concentrazioni massime ammissibili per l'argento, ma il precedente DPR  236/88 indicava una CMA < 10 microgrammi litro.
L'argento non ha particolari criticità patologiche, anche se una lunga esposizione, in soggetti ipersensibili,  può provocare l'Argiria, malattia anche mortale nota per colorare di blu in maniera irreversibile il tessuto epidermico.
Il DM 25 del 2012 e le successive linee guida stabilisce che devono essere dichiarate e monitorate le sostanze eventualmente aggiunte nel processo di trattamento.

Tecnica

Per impregnare il carbone con sali d'argento le tecniche sono complesse, proprio perché al rilascio deve essere graduale. Se nel filtro non scorre acqua per un certo periodo non deve aumentare la concentrazione di sali d'argento. La qualità delle materie prime, e la loro lavorazione sono un fattore importante sul risultato finale

Alcune ditte, con fantasia commerciale e poca competenza scientifica, raccontano che i loro impianti hanno questo o quel componente con argento, i meno peggio riescono a ad usare un linguaggio più tecnico  e dire impregnato"" di sali d'argento"".  Va fatto notare che anche nei casi in cui non vi è solo propaganda ma anche competenza, l'azione degli ioni Argento non è eterna. Se si tratta di superfici, ad esempio tubi in polietilene, nel tempo queste perdono il drogaggio e non hanno più nessuna efficacia. L'argento ha efficacia quando i suoi ioni possono andare in soluzione nell'acqua. Quindi per tutti  i componenti che non hanno  una sostituzione periodica ha poco senso impregnarli con sali d'argento.

L'azione batteriostatica dei  filtri argentizzati non si limita al  solo gruppo di filtrazione ma influisce in maniera  positiva su tutto l'impianto.

I filtri argentizzati quando hanno un rilascio costante nel  tempo svolgono un ottima funzione non solo per proteggere se stessi al  loro interno, ma proteggono l'impianto anche a valle.

Questa la nostra esperienza:

Abbiamo in carico circa 200  ristoranti in provincia di Genova per i  quali svolgiamo il servizio di manutenzione sugli erogatori  di acqua alla spina.
Il sistema di filtrazione che utilizziamo nei ristoranti è composto da  una  cartuccia Everpure e da  una lampada a raggi UV. Abbiamo notato che dove utilizziamo le cartucce argentizzate Everpure  MC2 e Everpure  4DC la carica batterica totale è sempre più bassa  di quando utilizziamo il modello Everpure 4C anche se è  presente e sempre accesa  la stessa  lampada a raggi UV.  La spiegazione è legata al fatto che gli ioni argento uscendo dal filtro si depositano lungo i condotti degli frigogasatori svolgendo un funzione benefica sull'eventuale biofilm che si forma.  Riteniamo che  anche per le case dell'acqua l'utilizzo di  filtri con sali d'argento sia utile e positiva.
Se presente il biofilm deve essere  sempre e comunque rimosso con manutenzioni frequenti ed energiche.

L'utilizzo  di filtri argentizzati da  solo non risolve il tema della carica batterica negli impianti per  il trattamento dell'acqua potabile, i fattori che determinano il buon funzionamento dell'impianto sono  diversi, qualità del materiale utilizzato, realizzazione dell'impianto, ubicazione, procedure di sanificazione, frequenza interventi di manutenzione, etc.

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