sabato 24 maggio 2014

l'acqua vitalizzata, il parere di un esperto



Trattamenti non convenzionali: nuove tecnologie o bufale commerciali?



 Quanto di seguito riportato esemplifica fortemente il dilagante commercio di tecnologie non convenzionali per il trattamento delle acque destinate al consumo umano.

I marchi presenti sul mercato sono molti e non è possibile elencarli tutti quanti, ma ciò che conta non è l’elenco esaustivo di questi prodotti bensì l’identificazione delle tipologie e delle caratteristiche che li accomunano. Ricordo che per le normative nazionali ed europee le tecnologie convenzionali riconosciute sono:
  • Filtrazione meccanica (trasversale)
  • Mezzi attivi (resine a scambio ionico, carboni attivi e altri materiali adsorbenti)
  • Membrane (filtrazione tangenziale, dalla microfiltrazione all’osmosi inversa)
  • Campi magnetici
  • Dosaggio di reagenti
  • Radiazione ultravioletta
  • Gassatura
  • Elettrodeionizzazione

Le tecnologie diverse da quelle elencate sono quindi considerabili come non convenzionali; ciò non significa a priori che non funzionino ma, a maggior ragione, le apparecchiature che le utilizzano devono essere accompagnate da un’adeguata documentazione che ne illustri chiaramente le modalità di impiego e gli effetti sulla qualità dell’acqua.
Le tecnologie non convenzionali possono idealmente essere suddivise in tre categorie:
  • Tecnologie per le quali non sono noti i principi di funzionamento e non ci sono evidenze sperimentali
  • Tecnologie per le quali sono noti i principi di funzionamento ma non ci sono evidenze sperimentali o perlomeno non c’è rispondenza con quanto dichiarato dal produttore
  • Tecnologie per le quali sono noti i principi di funzionamento e ci sono anche evidenze sperimentali, ma le acque così trattate vengono pesantemente modificate tanto da non risultare idonee al consumo continuativo

Tra i numerosi impianti appartenenti alla prima categoria ci sono AcquaPhi, Acqua GIE e i  Vitalizzatori; tutte queste tecnologie vantano caratteristiche totalmente vuote di significato scientifico e nemmeno si capisce su quale principio basino il loro funzionamento; nonostante ciò a detta dei produttori l’acqua così trattata acquisirebbe proprietà strabilianti ed una notevole capacità di impattare beneficamente sulla salute di chi la consuma. E’ quanto si legge per esempio dalla documentazione prodotta dalla ditta Grander (www.grander.com), il principale produttore di impianti per acque vitalizzate, il cui commercio avviene a livello mondiale.

Una sintesi di quanto si può leggere dagli opuscoli informativi, piuttosto che sul sito internet aziendale: l’acqua rivitalizzata sarebbe in grado di conservarsi più a lungo, migliorare il suo sapore, risultare più dolce e più chiara, contribuire ad un maggior benessere, dare agli alimenti maggiore freschezza e sapore, migliorare la crescita delle piante e il rigoglio dei fiori, ridurre la quantità di detersivi grazie ad una maggiore capacità solvente, tornare rivitalizzata in natura a tutto vantaggio dell’ambiente, ecc.
Tutti questi impianti sfruttano, secondo il produttore, lo stesso principio: l’acqua da trattare viene fatta passare all’interno di piccole camere contenenti “acqua d’informazione” che sarebbe in grado di effettuare la rivitalizzazione. In nessun modo viene però spiegato in cosa consiste questa acqua di informazione, quali caratteristiche abbia l’acqua vitalizzata e quali i reali effetti sulla salute derivanti dall’assunzione continuativa di una tale acqua.
Alla seconda categoria appartengono molti altri apparecchi, (es. generatore di vortici Devajal; rivitalizzatore ViviDrop; brocca magnetica; Kydos) si tratta di impianti meno “esoterici” rispetto a quelli precedentemente descritti in quanto basano il loro funzionamento sull’azione di un campo magnetico e/o sul movimento (es. vortici), ma anche in questi casi gli effetti che i produttori dichiarano non trovano rispondenza reale.
Sono della terza categoria gli ionizzatori alcalini (Acqua Kangen), attualmente la tecnologia non convenzionale più diffusa sul mercato. Il sito ufficiale (www.acquakangen.it) riporta molte informazioni su questi apparecchi, va detto però che tali notizie oltre che essere pesantemente sbilanciate sul piano commerciale (questo potrebbe essere comprensibile, d’altra parte ogni categoria tira l’acqua al proprio mulino…) passano anche molti concetti scorretti sul piano tecnico, che se possono risultare invisibili o addirittura far presa su un pubblico a digiuno di  formazione scientifica, al contrario non possono non indurre sospetti e perplessità tra gli addetti ai lavori. I principi di funzionamento su cui poggiano questi impianti sono ben noti (elettrolisi e vari step di filtrazione) tuttavia ciò che si ottiene (l’acqua ionizzata alcalina) è un prodotto ben lontano da quanto raccomandato dalla legislazione vigente…un’acqua assolutamente sbilanciata nel contenuto salino che non trova motivazione alcuna di essere consumata con regolarità quotidiana.
Il cuore di questo impianto è costituito dalla camera di elettroionizzazione, qui gli ioni caricati positivamente (come calcio, magnesio e potassio, ecc) si raccolgono intorno all’elettrodo negativo e vengono bilanciati dagli ioni OH-; questa è l’acqua ionizzata alcalina che va bevuta, mentre gli ioni caricati negativamente (nitrati, solfiti, cloruri, fluoruri, ecc) si raccolgono intorno all’elettrodo positivo e vengono bilanciati dallo ione H+ per produrre acqua acida, che viene destinata ad usi diversi. L’acqua alcalina così prodotta quindi non è altro che una soluzione con concentrazioni più o meno elevate di idrossidi di sodio, di calcio, potassio, magnesio, fluoro, ecc.; mentre l’acqua acida è costituita gli ioni con carica opposta che vanno allo scarto, pur svolgendo anch’essi un importante ruolo fisiologico nell’organismo umano!

Da quanto detto emergono un paio di aspetti importanti, che dovrebbero essere ben noti e tenuti in considerazione da chiunque si avvicini all’uso di questi apparecchi, dal semplice consumatore al tecnico. Il primo punto riguarda gli aspetti salutari. Alla luce delle precedenti considerazioni i vantaggi promessi dai produttori di apparecchi per la produzione di acqua ionizzata alcalina non sembrano suffragati da alcuna evidenza scientifica, come peraltro le “premesse teoriche” su cui tali vantaggi si baserebbero. Le varie documentazioni che attesterebbero l’efficacia di questa tecnologia sono a cura degli stessi produttori, per quanto possa sembrare assurdo non esistono studi scientifici che ne dimostrino la superiorità rispetto ad una tradizionale acqua di rete o a una minerale in bottiglia. Il secondo aspetto è dato dal campo di applicazione. Se l’utilizzo fosse limitato all’ambito medico allora l’efficacia di tali impianti andrebbe testata solo dal punto di vista clinico (presidio medico chirurgico), ma dal momento che gli ionizzatori alcalini vengono regolarmente proposti al grande pubblico per l’utilizzo quotidiano allora le cose cambiano, la loro idoneità va valutata dal complesso di leggi e norme che regolamentano il settore delle acque destinate al consumo umano ed il loro trattamento in ambito domestico. 

Considerazioni conclusive di carattere generale:

  1. nessuna apparecchiatura utilizzante tecnologie non convenzionali risponde a quanto previsto dal D.M. 25/2012 in termini di garanzia degli effetti dichiarati e di informazioni al consumatore
  2. oltre alle criticità presentate da queste tecnologie e dagli effetti sulla salute che le acque così trattate potrebbero avere non va dimenticata l’importanza della comunicazione, va evitato che al consumatore arrivino informazioni derivanti da pubblicità ingannevoli e pratiche commerciali scorrette, che possono essere segnalate all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato
  3. presso il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità è attualmente attivo un gruppo di lavoro per “Armonizzazione di criteri, procedure e metodi per l’attuazione del DM 25/2012”; in tale ambito ci si sta occupando anche di tecnologie non convenzionali, cercando di fare più chiarezza in un settore tecnico-commerciale complesso come quello del trattamento dell’acqua al punto d’uso
  4. attenzione quindi all’uso delle tecnologie alternative, fintanto che non verranno dimostrate la conformità della qualità sanitaria al D.Lgs.31/2001 e l’efficienza prestazionale prevista dal D.M. 25/2012, l’impiego degli alcalinizzatori d’acqua e degli altri sistemi non convenzionali va fatto con la massima cautela.

Dott. Giorgio TEMPORELLI
Maggio 2014

lunedì 19 maggio 2014

Giudizio di potabilità

Cosa significa il giudizio di potabilità da parte delle ASL

La potabilità dell'acqua è un concetto tecnico e legale.  La legge di riferimento per l'Italia è il DL 31/2001.

La tecnica individua sulla base dell'esperienza una serie di parametri, chimico fisici biologici dell'acqua,  da rispettare per avere la ragionevole  sicurezza  che questa sia destinabile al consumo umano.

Il concetto di "ragionevole sicurezza" non è un assoluto.  Infatti nell'acqua oltre  alle possibili sostanze inquinanti possono essere presenti sostanze conosciute o meno non previste nel Dl 31/2001.

Il caso più sintomatico, per il nostro settore, è l'argento in forma ionica. Non previsto dalla legge  sulla potabilità, ma introdotto come parametro da tenere sotto controllo dalla normativa sul trattamento dell'acqua potabile. Nella letteratura scientifica non si ha notizia di possibile inquinamento da parte dell'argento, nell'acqua di falda o fluente, quindi il legislatore non ha richiesto di analizzare questo parametro salvo poi accorgersi che in parecchi sistemi di filtrazione viene utilizzato per le sue capacità batteriostatiche.

Un'altro esempio è dato da un'altro inquinante emergente (scoperto da poco) le sostanze perfluoroachiliche PFAS, scoperte di recente nella provincia di Vicenza.  Non previste nei parametri del 31/2001 ma altamente pericolosi a livello endocrino.

Il compito dell'ASL, non dovrebbe essere meramente burocratico,  ma di vigilanza attiva.  Uso il condizionale perché  a volte ci troviamo di fronte solerti burocrati che leggono le analisi senza capirle.

Il legislatore ha individuato una serie di parametri indicatori che svolgono da campanello d'allarme per la possibile presenza di altri inquinati o di rischi per la salute umana.

Il giudizio di potabilità non è una semplice comparazione tra analisi e valori riportati in tabella, ma un ragionamento che tiene conto delle situazioni specifiche.  Sul tema della carica batterica, c'è molto da dire e da ragionare.  Di possibili sostanze microbiologiche presenti nell'acqua si potrebbe redigere una lista di decine e decine di migliaia di forme conosciute, alcune fortemente patogene, altre meno e altre ancora del tutto innocue per la salute umana. Il legislatore ha indicato una serie di ceppi da tenere sotto controllo quali indicatori di un  possibile inquinamento pericoloso ben più esteso dei singoli ceppi indicati.  Non è un caso che la pesudomonas aeruginosa anche se ritenuta patogena non sia presente nelle analisi obbligatorie per le acque di rete e per uso estemporaneo.  La sua presenza su acqua fluente in un numero di colonie limitato, è un fatto quasi naturale e non rischioso per la salute umana, mentre è risaputo che si sviluppa enormemente in zona di acqua ferma.

Il discorso, potrebbe essere molto più lungo, ci fermiamo qua sottolineando che il giudizio di potabilità è una responsabilità che si assume l'organo di controllo,  che oltre al ragionamento  sui dati ricevuti, può essere il frutto ulteriori indagini quando vi è il sospetto di inquinati o sostanze pericolose per la salute umana.


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Un bel traguardo, 200.000 visitatori

Segnaliamo che in  poco più di un anno abbiamo raddoppiato il nuemto di visitatori sul nostro sito.
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