mercoledì 18 dicembre 2013

Striscia la notizia ed acqua al ristorante

Il Terrorismo di Striscia la Notizia e l'acqua al ristorante

Aggiornamento sulla nuova puntata del 7 02 14 clicca qui

Aggiornamento sulla nuova puntata del 17 03 14 clicca qui

 

Competenza in microbiologia :  scarsa

Ier sera, martedì17 dicembre, è andato in onda su un servizio sull'acqua potabile  trattata  servita ai tavoli nei ristoranti.

Questo il link al Video 

Estremamente lungo e fortemente  indirizzato contro questo tipo di prodotto.




Come al solito  l'approsimazione sia tecnica e scientifica di chi  ha realizzato il servizio è bassa bassa, mentre l'azione mediatica è sicuramente di impatto.

Dire che il ristoratore ha l'opportnità di vendere acqua demineralizzata  è FALSO.

1) Il ristoratore ha la facoltà di proporre acqua potabile trattata, informando il cliente  ai sensi del dl 181/2003
2) Pochissimi sono i ristoranti che forniscono acqua osmotizzata con pochi sali minerali, la stragrande maggioranza dei ristoranti  98 %  utilizza impianti di microfiltrazione che non modificano il contenuto salino

Prendere acqua dalla bottiglia  per l'analisi e l'acqua dal bagno per confronto  non ha nessuna valenza. Il prelievo deve essere fatto a monte del filtro e all'erogazione.  Prelevare dalla caraffa o dalla bottiglia è SBAGLIATO. 

AVREMMO GRADITO CHE  LE ANALISI FOSSERO  FATTE  DA UN PUBBLICO UFFICIALE 
- ASL - ARPA  O NAS -
CHE UTILIZZI I PROTOCOLLI SCIENTIFICI DEFINITI 

NON DI PARTE CON UNA SIGNORINA CON BORSETTA e SORRISO PER POI FARNE UN USO DI PURO TERRORISMO

1) la caraffa  può essere inquinata nell'ambiente, sul tavolo in mille maniere.  I NAS o ASL  quando fanno i controlli prelevano flambando (sterilizzando a caldo)  dal rubinetto

Dire che le analisi chimiche come responso abbia un valore cinque volte superiore alla norma è SBAGLIATO

1) non si tratta di analisi chimiche ma di analisi biologiche
2) la presenza di 2, 3o 5  UFC  (unità formanti colonie) anche se fuori parametro ( previsto Zero nel Dl 31/2001)  non è 2, 3 o 5 volte sopra la norma ma sotto Log1  quindi estremamente basso, non sanzionabile, una non conformità da mettere a posto.

Come al solito si tratta di terrorismo mediatico che non ha riscontro tecnico o scientifico.

Nei ristoranti, così come nelle mense la presenza di acqua alla spina è una realtà diffusa e affermata.
Le regole da seguire sono:

1)  Comunicazione alla clientele  sulla tipologia di acqua servita- ACQUA POTABILE TRATTATA
2)  Presenza di un piano HACCP per il controllo  e la gestione dei punti critici
3)  Rispetto dei valori del DL 312/2001 per la qualità dell'acqua erogata
4) Manutenzione periodica e sostituzione delle parti di consumo.
5) Pulizia degli erogatori
6) Utilizzo di caraffe trasparenti con collo largo, per facile lavaggio
7) Conservazione delle  caraffe in luogo protetto e riparato

per maggiori informazioni sul nostro sito  pagina normativa  Leggi di riferimento

Ovvio che la lobby delle acque minerali che hanno i loro interessi, che spendono  tanti soldi in pubblicità . Un altro episodio della  guerra dell'acqua

In Italia da anni esiste e lavora una associazione di riferimento AMITAP, che oprera per la corretta  prassi igienica e normativa degli impianti di acqua potabile trattata nei ristornanti e nel settore pubblico.






martedì 12 novembre 2013

Convegno Amitap Napoli 29 novembre 2013



AMITAP
Convegno  Amitap – CNA
Napoli 29 novembre 2013


Il trattamento dell’acqua potabile
Aggiornamenti normativi

 

Ore 9.30 Registrazione Partecipanti  

Ore 09.45  Situazione generale, il lavoro dell’associazione
( Presidente AMITAP Da Ros )

Ore 10.15   Linee guida DM 25 – 2012 e aggiornamenti normativi Nazionali e Regionali
( AMITAP Ing. Gambaro)

Ore 10.45   CNA La Confederazione Nazionale Artigiani al fianco dei manutentori

Ore 11.00   Break Caffe

Ore 11.15 Unità distributive pubbliche d'acqua, presentazione del manuale  dell’associazione
( Fridom – Ing. Frija )

Ore 12.00 La corretta prassi normativa nel settore della ristorazione  
(Aquqchiara – Dott. Simoncello)

Ore 12.30  Domande e risposte

Ore 13.00  Pranzo a buffet

Ore 14.00  Assemblea associati AMITAP rinnovo Cariche

Ore 16.00 Termine Lavori

Per maggiori informazioni :  www.Amitap.it

domenica 27 ottobre 2013

Quanta acqua scarta un impianto ad osmosi inversa

Lo scarto di un impianto ad osmosi inversa, una domanda ricorrente

Gli impainti ad osmosi  inversa lavorano sul principio di separare una soluzione ricca di sali da una leggera  detta permeato.

Generalmente l'acqua leggera è l'obiettivo del trattamento e quindi si  deve scartare il concentrato.   La quantità di acqua scartata pone  alcuni evidenti problemi soprattutto dove l'utilizzo di un impianto ad osmsosi inversa è continutativo.  Lo scarto rappresenta  un costo ed uno spreco e dove la risorsa  fosse limitata un vincolo nella scelta del tipo di trattamento da utilizzare.  Ad esempio nelle imbarcazioni, oltre al dissalatore, non vi è altra fonte di approvigionamento ed  un impianto ad osmosi inversa protrebbe incidere troppo sul consumo d'acqua.

La quantità di acqua scartata da un impianto ad osmosi inversa dipende dalla tipoliogia costruttiva, dalla qualità delle membrane e  dalle pressioni e tempreature  di esercizio.

Le membrane ad osmosi inversa diminuiscono la reiezione, ossia lo scarto, con il diminuire delle lora capacità di separazione.  Una membrana da 50 GPD, ossia 150 litri giorno circa,  riduce la presenza  di sali del 95%, con le stesse  dimensioni  una membranda da 100 GPD  abbatte solo  il 90% di sali disciolti. 

 All'aumentare delle pressione e della temperatura lo scarto diminuisce.

Una membrana ad osmosi che lavora a 4 bar con  temperatura di 20 °C scarta circa il 90 % dell'acqua in ingresso.  Tale soglia scende al 70 % se si raddoppia la pressione.

Alcune tecniche costruttive prevedono un ricircolo, ossia parte dell'acqua scartata  viene nuovamente rimessa in circolo con l'ausilio di pompe oppure facendo lavorare  in serie più membrane ed alimentando la seconda con lo scarto della priam e così via.   Questa tecnica permette di arrivare ad una soglia di scarto pari al 50%  con l'inconveniente di diminuire la durata delle  membrane in quanto si impaccano prima.

In campo domestico, dove gi impianti di trattamento si utilizzano prevalentemente per l'alimentazione, la questione  dello scarto assume una valenza modesta in quanto l'acqua sprecata è poca.  Basta interrogarsi su altri usi  per capirne la piccola quantità

venerdì 18 ottobre 2013

Raccordi in ottone nichelato e DM 174

Omologare i raccordi nichelati in leghe di rame secondo il DM 174 del 2004

Qualcuno si diverte a scrivere che i propri raccordi in ottone nichelato sono omologati o conformi al DM 174 del 2004, ossia  rispettano i requisiti di migrazione e sono quindi adatti al contatto con l'acqua destinata la consumo umano.

Come avrà fatto ?

Nella foga di dire fesserie non ha tenuto conto che non esiste attualmente un protocollo sperimentale per le leghe a base di ottone nichelate e quindi non è possibile omologare secondo il dm 174 questi prodotti.  (stessa cosa vale per le tubazioni in cemento)

I raccordi in ottone  - lega rame zinco - possono essere omologati a patto che la parte a contatto con l'acqua destinata al consumo umano non sia nichelata.  Stessa cosa vale per la rubinetteria.

Questo buco normativo sarà colmato in un prossimo futuro, il consiglio e di acquistare prodotti di qualità, magari omologati in un paese della Comunità Europea secondo la Direttiva 1935 del 2004

Il protocollo per gli acciai è scaduto da ormai diversi anni, infatti il DM 174 prevedeva la revisione quinquennale, che non è stata fatta.  In maniera transitoria vale ancora la vecchia lista dei parametri  con le soglie indicate.  Il Ministero della Salute ha attivato un tavolo di lavoro con le aziende produttrici  per colmare questa mancanza

mercoledì 9 ottobre 2013

Sterilizzatori a raggi UV e acqua di pozzo

Sterilizzatori a raggi UV e acqua di pozzo

La luce UV nello spettro C, con una lunghezza d'onda di 254 nanometri ha la capacità di rompere buona parte dei legami organici e quindi di distruggere i microrganismi, siano essi batteri, muffe o virus.

La quantità di radiazione UV è un parametro fondamentale per dimensionare uno sterilizzatore e garantirne la completa efficacia per avere acqua potabile microbiologicamente pure.  Il calcolo  deve essere fatto in funzione della potenza della sorgente che emette la radiazione, della superficie da iradiare, della trasmittanza, ovvero della permeabilità del mezzo alla luce UV e al tempo di esposizione.

Chi utilizza acqua di pozzo deve garantirne l'assoluta sterilità se questa viene utilizzata per il consumo umano.  Vi sono pozzi che forniscono acque perfette con regime costante non influenzate da stagionalità o regimi meteorici. Altri  presentano inquinamenti batterici o possono essere a rischio. Per esempio per falde superficiali o soggette ad inquinamento animale

I sistemi di disinfezione possono essere chimici, ad esempio con clorazione o fisici, con membrane o con  sterilizzatori a raggi UV.

I sterilizzatori a raggi UV sulle acque di pozzo possono essere utilizzato solo  quando l'acqua è chiarificata e non presenta torbidità.  Un'acqua torbita funziona da schermo alla luce UV ed i corpi in sospensione svolgono la funzione di scudo proteggendo la carica batterica.

L'utilizzo di sterilizatori su acque  di pozzo non può essere intermittente, la luce deve rimanere sempre accesa.   Questo perchè in fase di accensione prima che l'emissione di raggi UV raggiunga il suo picco ottimale passano da 10 a 20 secondi.   Lasciarla spenta inoltre permette alla carica batterica, se presente, di migrare oltre questa barriera, sviluppando colonie a valle e quindi rendendo  inutile questo sistema battericida.

Esemopio guaina in quarzo sporca di calcare
La lampada sempre accese presenta un grosso incoveniente, soprattutto dove l'acqua non scorre sempre ad esempio nelle utenze domestiche. (Probelma che si supera con regolare manutenzione). Dove l'acqua è dura o mediamente dura, il calcare tende a depositarsi sulla guaina di vetro all'interno dello sterilizatore.  Questo perchè la lampada accesa per effetto Joule a scalda l'acqua e quindi  fa precipitare il carbonato di calcio.  Quando la guaina si opacizza per la presenza del calcare l'efficacia  dello sterilizzatore crolla drasticamente.   Regolarmente  bisogna quindi aver cura nell'estrarre la guaina in quarzo e pulirla con  acido citrico o aceto (prodotti non tossici che sciolgono il calcare).


Sterilizaztore UV 16 Watt
Il grande vantaggio dello sterilizzatore UV è legato alla qualità organolettica dell'acqua e all'assenza dei sottoprodotti di disinfezione.  Va però detto che  dove il trattamento e fatto lontano dal punto di utilizzo, in tutto il tratto che va  dallo sterilizzatore al punto d'uso non esiste nessuna protezione contro il rischio di crescita di microrganismi.

A volte ha senso installare un piccolo sterilizzatore proprio sotto il lavello di cucina per garantire in maniera certa che l'acqua destinata al consumo umano sia batteriologicamente pure.

Sul nostro sito è presente una tabella sull'efficacia delle radiazioni UV

Per gli Sterilizzatori in commercio  si può utilizzare questa tabella per acqua chiarificate e non torbide

Sterilizzatore         garantisce sino a

4  Watt                    1 l/min
 6 Watt                    1.9 l/min
11 Watt                    4 l/min
16 Watt                   6.9 l/min


Per maggiori infomazione potete contattarci 0107451845 oppure sul nostro sito www.gwsonline.it


lunedì 9 settembre 2013

Prezzi manutenzione impianto osmosi inversa

Il prezzo per le manutenzioni ad osmosi inversa, come orientarsi

Osmosi inversa produzione diretta
Come tutti gli impianti di trattamento dell'acqua potabile, anche per l'osmosi inversa,  la manutenzione  riveste un ruolo fondamentale per mantenere in efficienza l'impianto e quindi la qualità dell'acqua erogata.

Gli impianti ad osmosi sono generalemente di due tipi, a produzione diretta o con accumulo.  Da parecchi anni la tendenza privilegia il primo tipo che anche se più costoso per motivi di ingombro e di igiene.

La manutenzione ordinaria di un impianto ad osmosi inversa ha tre funzioni principali:
  1. Sostituire le parti di consumo che servono a proteggere le membrane
  2. Sostituire le parti di consumo utilizzate come post filtro
  3. Lavare l'impianto per eliminare parti in deposito e ed eliminare l'eventuale carica batterica.
Il costo della manutenzione è quindi legato al prezzo dei  componenti sostituiti ed al costo della manodopera.

1)  Le membrane sono molto sensibili alla presenza di cloro nell'acqua, ecco perchè si utilizzano filtri a cabone attivo all'ingresso degli impianti.  Questi filtri  possono essere a cartuccia da inserire nelle tazze (per gli impianti con accumulo) e in linea per la stragrande maggioranza degli impainti a produzione diretta.  Dove non esiste la valvola di miscelazione si possono utilizzare filtri da battaglia quando l'acqua non è particolarmente dura. In quanto le membrane poi svolgeranno il compito di eliminare tutte le sostanze indesiderate.  A volte dove l'acqua è particolarmente dura si utilizzano filtri  a carbone attivo con l'aggiunta di polifosfati che hanno il compito di impedire il deposito del calcare che potrebbe danneggiare la pompa e impaccare rapidamente la membrana.Se è presente una valvola di miscelazione a valle del pre filtro, questo deve essere di assoluta qualità. Non può essere un filtro da battaglia in quanto parte dell'acqua che fluisce attraverso  viene poi destinata al consumo umano.  Consigliamo in questi casi i filtri americani Omnipure con sali d'argento. Hanno un costo maggiore ma non c'è paragone con i filtri da battaglia.


2) Soprattutto per le parti a contatto con l'acqua destinata al consumo umano la qualità dei componenti è estremamente importante. L'utilizzo di un post filtro  di qualità scadente dopo una  filtrazione ad osmosi inversa significa rovinare  se non peggiorare la qualità dell'acqua erogata.
I filtri  in linea che normalmente si utilizzano in alcuni impianti ad osmosi inversa a produzione diretta  come post filtro devono essere tassativamente con sali d'argento e di ottima qualità.
L'acqua osmotizzata è senza cloro e quindi libera di sviluppare flora batterica. Nel post filtro può rimanere ferma, anche per parecchio tempo, e subire fenomeni di retrocontaminazione. Ossia dal rubinetto risale carica batterica nel condotto con il rischio di forte sviluppo nel psot filtro.
Ecco perchè il post filtro deve possedere funzioni batteriostatiche.
I filtri Omnipure K2530 o K5530 made in USA  svolgono egregiamente questa funzione. Costano anche 8 volte su un filtro similare comprato in Cina.


3) Il lavaggio di un impianto ad osmosi è importante, non basta sostituire le parti di consumo e via. Il lavaggio deve essere fatto introducendo nei circuiti un prodotto che rimuova il deposito e proceda nello stesso tempo a sanificare l'impianto.  Nel manuale d'uso e manutenzione deve essere indicata la procedura per svolgere questa importante operazione. Alcune case costruttrici non riportano volutamente questi dati indicando che la manutenzione può essere svolta solo da personale qualificato ed abilitato.  Altre ditte non consegano nulla e scompaiono.  Le più serie forniscono la doppia possibilità al cliente, predisponendo un servizio tecnico di manutenzione, ma riportano comunque le procedure per la manutenzione.
Generalmente si introduce acido citrico, acqua ossigenata o sostanze tamponate che svolgono questa fuznione. Non è complicato ma bisogna possedere una cartuccia vuota ed un minimo di manualità. Il tempo di permanenza deve essere in funzione della concentrazione della sostanza sanificante.

Fornito il quadro tecnico e possibile quindi parlare di prezzi.

 Lasciamo perdere le vittime del "giochino"  ti regalo l'impianto e paghi solo la manutenzione anticipata per 10 anni, con un contributo per le spese di smaltimento, che hanno prezzi volutamente confusi - di fatto hanno pagato l'impainto - e con il contributo pagano in parte l'uscita del tecnico.

In Italia un tecnico che lavora alla luce del sole in regola con contributi e tasse non può scendere sotto i 60 € di diritto di chiamata : automobile, tempo, formazione, magazzino, assicurazione costano. Per lavorare in casa del cliente magari solo per  mezz'ora dietro c'è almeno il triplo del tempo.

A questo bisogna aggiungere il prezzo  le parti di consumo che possono variare di parecchio in funzione delle quantità e della qualità. Basta fare un rapido giro su internet nei negozi on linee per farsi una idea dei costi dei prefiltri e delle membrane.  Un buon prefiltro o post filtro si aggira intono ai 25 /30 €A domicilio una manutenzione NON può costare sotto i 90 € + iva.  Prezzi inferiori nascondono qualcosa:  Lavoro nero, bassa qualità dei materiali, vendita mascherata.


membrana filmtec 100 gpd
Le membrane osmositche non fanno parte della manutenzione ordinaria in quando vanno sostituite in funzione dell'acqua trattata e della sua qualità.  Un uso frequente con acqua dura o ricca ad esempio di manganese necessita una sostituzione con frequenza maggiore di un'acqua leggera con scarso utilizzo.  Anche in questo caso la qualità dei componenti è fondamentale. Consigliamo vivamente il marchio Filmtec (Dupont USA)




lunedì 26 agosto 2013

Rame acqua potabile e rischio Alzheimer

La presenza del Rame nell'acqua destinata al consumo umano, rischio Alzheimer: quando e come rimuoverlo

Il recente studio apparso sul "Proceedings of the National Academy of Sciences" a cura dell'Università di Rochester Dott Itender Singh metter  in correlazione l'insorgenza e la progressione della malattia di Alzheimer con la presenza di rame nell'alimentazione umana.
Secondo lo studio il rame comprometterebbe il normale lavoro di alcune proteine che hanno lo scopo di smaltire proteine tossiche creando un accumulo che danneggerebbe lo scudo ematico-encefalico del cervello, con la formazione di placche caratteristiche del morbo di Alzheimer. Lo studio è stato effettuato su topi da laboratorio. Al momento l'effetto del Rame sul corpo umano non è stato ancora accertato.

In Italia il limite del rame disciolto in acqua potabile è regolato dal DL 31/2001 che ne fissa il limite a 1 mg/l,
Negli Stati Uniti l'EPA fissa a 1,3 mg/l il limite massimo della concentrazione ammissibile nell'acqua destinata al consumo umano.

 Ad oggi il rischio accertato riguarda irritazione gastro intestinale e danni al fegato e ai reni

La presenza di questo inquinante  nell'acqua destinata al consumo umano è legata principalemente alle tubazioni in rame e sue leghe cosi come al valvolame e rubinetteria in leghe a base di rame (bronzo, ottone).

Acque con pH basso, ossia acide, hanno la capacità di sciogliere maggiormente il rame  delle tubazioni e dei rubinetti.  Non è un caso che il pH per legge è indicato  tra 8 e 6,5.  L'acidità, ma amche l'alcalinità, possono avere effetti significativi sulla corrosione delle tubazioni.

Come rimuovere il Rame dall'acqua destinata al consumo umano

Prima di rimuoverlo è bene eliminare o evitare di trovarsi nelle condizioni di dover fare trattamenti specifici.

Un primo consiglio è quello di non alterare il pH dell'acqua sapendo che questa poi attraverserà  condutture in Rame o in una sua lega.  Ad esempio sia l'addolcimento che l'osmosi inversa possono modificare in maniera significativa il pH dell'acqua.  Famoso è il caso delle macchinette per bevande presenti nella prestigiosa sede a Bruxelles dell'Unione Europea.  Queste avevano il circuito idraulico in Rame che fu corroso per la presenza di sistemi di filtrazione non tamponati (ossia che riportassero al valore neutro di pH -7-)

La rimozione del rame deve essere fatta con l'osmosi inversa, che ne abbatte il 99 % esistono altre soluzioni, ma sono idustriali e non per una applicazione domestica.
I carboni attivi così come sistemi ad adsorbimento sono del tutto inefficaci.
 I sistemi ad Osmosi Inversa NON sono selettivi, ossia rimuovono gran parte delle sostanze contenute nell'acqua destinata al consumo umano, (causa tra l'altro dell'aumento della acidità). l'eventuale installazione di un dispositivo a membrana deve essere quindi una scelta ragionata e non sull'onda emotiva.


mercoledì 14 agosto 2013

La fine ingloriosa del referendum sull'acqua pubblica

A due anni dal referendum sull'"acqua pubblica"

Che fine ha aftto il famoso referendum sull'acqua pubblica ?  Che fine ha fatto la grande partecipazione popolare a sostegno dell'abrogazione della norma che "privatizzava" l'acqua in Italia ?

Le varie multiutility hanno fatto i loro interessi, protetti dalla legge ed hanno alzato in maniera sistematica  le tariffe dell'acqua. Di fatto operano in regime di monopolio e non c'è referendum che tenga, alla faccia di tutti, con la faccia di bronzo non solo non hanno ridotto del 7%  la quota in bolletta (quella relativa al costo del finanziamento degli investimenti) ma hanno alzato le tariffe di parecchio  di più.

Il grande sostegno dei mass media alla "grande" causa dell'acqua pubblica è scomparso, difficilmente si legge di iniziative della cittadinanza che contestano questi aumenti contro lo spirito del referendum. (eppure ci sono)

Col senno di poi si può dire che due sono gli obiettivi vittoriosi della campagna referendaria orchestrata in gran pompa dai chi aveva ed ha gli interessi ben vivi, ossia di chi gestice attualmente gli acquedotti (società di diritto privato)

1)  Si è impedito l'ingresso di multinazionali straniere, che avrebbero  avuto buon gioco in un mercato di nani a mangiarsi a bocconcini le piccole e medie imprese italiane

2) E' stato veicolato il concentto di acqua potabile di qualità, e quindi come conseguenza è stato veicolato il concetto che è giusto pagare di più per un bene di qualità.

La partecipazione popolare se la sono messa sotto i tacchi.  La passione, le energie di migliaia di persone è stata  utilizzata per una grande operazione che si è ritorta contro coloro che hanno visto in questo referendum una battaglia a difesa del territorio e delle genti.

Di ogni esperienza è bene fare tesoro, la prossima volta  sarà da fare  maggiore attenzione ai termini utilizzati

martedì 23 luglio 2013

L'acqua d'estate ha gusti diversi perchè ?

In estate il gusto dell'acqua cambia, perché ?

Con l'arrivo dell'estate il gusto dell'acqua del rubinetto cambia, in peggio. Si avverte il sapore di cloro, sia al palato sia all'olfatto. Oltre a questo l'acqua può assumere sapori dolciastri o di "plastica".
Le casue possono essere diverse, comunque tutte riconducibili all'aumento della temperatura.
  • La clorocopertura viene aumentata, ossia gli enti che gestiscono gli acquedotti aumentano la dose di cloro necessaria a far si che nelle rete distributiva non ci sia crescita dic arica batterica.  La temperatura è uno dei fattori fondamentali per la crescita micorbica, e questa viene giustamente combattuta aumentando il dosaggio di cloro sotto forma di acido ipocloroso o biossido di cloro.
  • Con l'aumento della temperatura aumenta la migrazione dei materiali a contatto con l'acqua. Plastiche e gomme  rilasciano elastormeri e monomeri  che danno gusto all'acqua.  Val la pensa di ricordare che bastano miliardesimi di grammo per essere percepiti dal nostro palato.
  • Per chi non ha l'acqua diretta, l'accumulo in vasca a temperature elevate favorisce la fomazione di muffe e batteri che danno gusto all'acqua (dolciastro)
  • A tutto ciò va aggiunto il fatto che il nostro sistema gustativo viene anestetizzato dal freddo, di inverno non ci accorgiamo di odori e sapori sgradevoli 
Un semplice sistema di filtrazione composto da carbonit attivi abbinato ad un sistema battericida è più che sufficiente per bere sano e piacevole in tutte le stagioni a casa propria.

Far svaporare l'acqua dal cloro eccessivo lasciando decantare l'acqua in caraffa non è la soluzione ottimale,  perde un po' di gusto di cloro ma ne acquista altri e si può "caricare" di batteri.

Mettere l'acqua in frigo significa nascondere il problema, con l'aiuto del freddo.

giovedì 11 luglio 2013

Bottiglie contro acqua in caraffa

Bottiglie acqua  rapina quotidiana 

Una serie originale di disegni sulla rapian quotidiana dell'acqua in Bottiglia, molte volte del tutto inuitile

La Rapina quotidiana

 L'artista che ha realizzato questa bella sequenza  vive sui monti dell'appenino Ligure in mezzo alla natura con  due Cani favolosi


 La rapina che subiamo oggi giorno a tavola utilizzando le bottiglie di plastica

 Soldi che escono di casa inutilmente

La caraffa con l'acqua del rubinetto, meglio se trattata per togliere gusti antipatici, aiuta a risparmiare. Toglie plastica dall'ambiente e aiuta a risparmiare

lunedì 8 luglio 2013

La fornitura di co2 E290 per gli erogatori acqua



Co2 nel campo del trattamento dell’acqua potabile, informazioni utili

ANIDRIDE CARBONICA
Lotto produzione bombole usa e getta
La CO2 ad uso alimentare rientra nel campo degli additivi ed è identificata con la sigla E290.  Come per gli alimenti è obbligatoria la tracciabilità del prodotto e pertanto su ogni  confezione deve essere presente il lotto di produzione.  Chi effettua operazioni di riempimento delle bombole oltre ad essere autorizzato dall’ASL di zona quale “operatore del Settore Alimentare” deve obbligatoriamente adottare un sistema di rintracciabilità del prodotto al fine di provvedere, in caso di necessità, al richiamo dei lotti commercializzati.

Sia le classiche bombole ricaricabili che quelle “monouso” sono soggette a questo obbligo e devono obbligatoriamente riportare in etichetta o sulla bombola stessa il lotto di produzione
Ai fine della rintracciabilità anche sui documenti di trasporto dovrebbe essere indicato tale numero di lotto di produzione.

requisiti di purezza specifici degli additivi per uso alimentare
Il diossido di carbonio ad uso alimentare (E290) contenuto nelle bombole deve essere conforme al Decreto 11 novembre 2009, n. 199 del MINISTERO DEL LAVORO, DELLA SALUTE E DELLE POLITICHE SOCIALI.

Il contenuto delle bombole deve essere sottoposto ad analisi al fine di verificare i seguenti valori:

·         Contenuto CO2 (% v/v) che deve essere > 99 %
·         Contenuto CO (ml /l) che deve essere < 10 microgrammi l /l  (monossido di carbonio inferiore al milionesimo di grammo per litro )
·         Contenuto Olio (mg/l) che deve essere < 0,1 mg/l
·         Acidità
·         Sostanze riducenti.

Il fornitore delle bombole di CO2 deve effettuare a campione le prove di laboratorio di cui sopra prima di immettere in commercio il prodotto.

Attenzione le valvole per essere a norme non devono permettere il riuso della bombola